L’intuizione dell’ineffabile

Gerardo Rigozzi
Dir. Biblioteca Cantonale Lugano

Saper guardare il mondo sensibile significa prolungare la visione dell’occhio per mezzo della visione dello spirito; vuol dire penetrare l’involucro materiale delle cose fino a cogliere ciò che sta all’origine della loro materialità. Come affermava Plotino nelle sue Enneadi: “Fintantoché la forma è all’esterno, non la vediamo. È quando è arrivata all’interno che esercita un’influenza su di noi. Solo in quanto forma può, in effetti, penetrare negli occhi” (V 8,2,9-26).
L’emozione che la bellezza visibile suscita in noi è dunque provocata dalla ricchezza dell’esperienza sensibile, dove si cela l’invisibile, il misterioso e forse anche l’Assoluto. L’opera di Fra Roberto percorre questa affascinante avventura dello spirito, conformemente alla tradizione francescana rivolta all’umano come matrice di fede, da cui è possibile tematizzare la trascendenza come nella lode alla bellezza del Cantico delle creature.
Come affermava San Giovanni Damasceno nel Trattato sull’Immagini, dipingere Cristo significa dipingere l’invisibile, per il fatto stesso che l’incorporeo si è fatto uomo. L’atto contemplativo non è perciò soltanto un cercare, un dividere e uno scomporre; esso è ciò che lega le parti in un insieme significativo; ed è al tempo stesso un vedere e un essere veduto, perché la verità viene in soccorso a chi la cerca con amore. Non si tratta di un atto puramente intellettivo, ma di un’esperienza empatica che invita a pensare e a sentire il senso profondo della nostra esistenza, fatta di sensibilità, dolore, cordoglio, ira, gioia, lotta e speranza.
L’arte di Fra Roberto si esprime nei soggetti, nelle vetrate, nei personaggi della storia sacra e della storia mondana e nelle immagini della natura con varie modalità espressive: con innumerevoli variazioni nell’uso dei colori primari, soprattutto nelle vetrate; con figure e ritmi geometrici; e con profili sfumati e frastagliati di figure umane e di paesaggi.
L’artista “seleziona” l’essenza di una figura attraverso il volto e la fisionomia e fa del volto umano il fulcro da cui partono le relazioni significative della rappresentazione. Soprattutto nelle vetrate, al di là della maestria compositiva, cogliamo il passaggio a una dimensione metafisica, l’ingresso verso ciò che rende visibili le cose: la luce e il sole come fonte di vita.
La simbolica del sole e del Logos non è certamente un prodotto della ragione astratta; non è neppure una proiezione dell’inconscio pulsionale degli strati inferiori della nostra coscienza, ma la rappresentazione di una realtà superiore. La raffigurazione simbolica di Fra Roberto va oltre il codice referenziale convenzionale, per essere continuamente interpretata, esattamente come i versi della Divina Commedia che invitano a cercare il senso in essi nascosto: “O voi che avete gl’intelletti sani,/ Mirate la dottrina che s’asconde/ Sotto il velame dei versi strani”( canto IX dell’Inferno).
Le immagini ridotte all’essenziale (il volto luminoso, l’occhio ben definito, la mano operosa) e l’astratta rifrazione della luce nello spettro dei colori primari consentono a Fra Roberto di esprimere fondamentalmente due cose: da una parte, il divino che crea le sue creature per atto deliberato; dall’altra, le creature che si differenziano dal divino, ma che in esso hanno la loro ragion d’essere.
Attraverso l’opera di Fra Roberto si coglie così l’atto sostanziale trascendente, che è fondamentalmente astratto e non figurativo. Le sue immagini e il gioco di luce delle sue vetrate tendono così a sottolineare la semplicità e la naturalezza delle creature, e a rendere gloria alla magnificenza del creatore. Per concludere il breve scritto che accompagna questa pregevole pubblicazione sull’arte di Fra Roberto, voglio ricordare la mostra retrospettiva che si è tenuta nel settembre 2009 presso la Biblioteca cantonale di Lugano, curata da Luca Saltini e dall’artista stesso.
Gli amici Jean Olaniszyn e Franco Peretti mi hanno proposto di esporre le opere di Fra Roberto in occasione dell’uscita di questo volume; la qual cosa ho accettato con entusiasmo per l’ammirazione che provo nei confronti dell’opera di questo straordinario artista e amico.